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Nel 1996 le forze armate del Rwuanda, Burundi e Uganda invadono l’Est del Congo (ex Zaire), provocando una guerra con più di 2 milioni di morti e non ancora finita, anche se dimenticata.
Buona parte della popolazione soprattutto del Kivu (circa 200.000 persone), attraversa il lago Tanganyka che fa da confine naturale fra la Tanzania e l’ex Zaire e si ritrova profuga in Tanzania, da sempre paese aperto ai rifugiati di ogni guerra africana che, pur essendo una delle nazioni più povere dell’Africa subequatoriale, ha dato e dà loro tuttora asilo.

Attualmente i profughi vivono in tre campi situati nella Tanzania occidentale, nella regione di Kigoma: Lugufu I e Lugufu II, nei pressi di Kigoma, e Nyarugusu nel distretto di Kasulu.
Questi campi ospitano rispettivamente circa 100.000 (i primi due) e 62.000 (il terzo) rifugiati (secondo la statistica UNHCR del mese di giugno 2005), in ogni campo il 15% sono bambini.

Inizialmente i profughi sono stati assistiti dalle varie agenzie delle Nazioni Unite che operano in loco sotto l’egida dell’UNHCR (Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati) e da altre Organizzazioni umanitarie internazionali in materia di nutrimento e di assistenza sanitaria.

Purtroppo, fin dal mese di luglio 2002, il World Food Programme è stato costretto a tagliare gli alimenti del 40% e, secondo la tabella aggiornata ad agosto 2004, data della nostra visita al campo di Nyarugusu, gli aiuti alimentari che ogni profugo riceve ogni 14gg si possono così riassumere:

Prodotto Quantità pro-capite giornaliera Ogni N° giorni Totale
Mais Kg 0,410 14 gg. Kg 5,70
Legumi Kg 0,080 14 gg. Kg 1,12
Soia Kg 0,040 14 gg. Kg 0,56
Olio Kg 0,020 14 gg. Kg 0,28
Farina di mais Kg 0,350 14 gg. Kg 4,90
Sapone 1 pezzo da 250 grammi 28 gg.  
Sale 280 grammi 28 gg.  

L’assistenza sanitaria è attualmente gestita dalla sola Croce Rossa Tanzaniana, priva di mezzi (medicinali, strumenti, personale); la maggioranza delle ONG e delle altre organizzazioni umanitarie internazionali ha abbandonato i profughi, richiamate da sempre nuove emergenze nel mondo - guerre soprattutto e catastrofi naturali - ed i rifugiati sono totalmente privi di medicinali di prima necessità come antimalarici, antidissenteria, antibiotici, ecc.

Oltre all’UNHCR operano attualmente per i rifugiati associazioni di volontariato minori, soprattutto a livello europeo - tra le quali "AFRIKA TWENDE ONLUS" - di cui queste righe sono testimonianza.
Grazie a questi aiuti (svizzeri, finlandesi e austriaci) nel campo di Nyarugusu è stata costruita una scuola (di veri mattoni di argilla!) che permette di offrire almeno in parte a questi bambini un futuro affrancato dall’analfabetismo e speranza di avere un lavoro quando potranno tornare in patria.

Tra le varie finalità dell’Associazione "Africa Twende Onlus" (nome che significa all’incirca Africa "in cammino"), c’è l’aiuto a questi bambini, concretizzato sia nel denaro necessario a pagare gli insegnanti (che per far sopravvivere i propri parenti, sarebbero altrimenti obbligati a fare gli agricoltori come gli altri capifamiglia), che nel materiale scolastico (quaderni, matite, penne, etc.).
Già da alcuni anni, organizziamo l’invio di containers (se ci riusciamo, una volta all’anno) ai campi profughi, cercando di far loro pervenire generi di prima necessità.
Tra questi, riteniamo che il materiale didattico sia molto importante per quei bambini, che hanno diritto come tutti i bambini del Mondo a sperare in un futuro migliore.

Nell’agosto 2004, durante la nostra presenza al campo di Nyarugusu (giorno per giorno, poiché la permanenza all’interno del campo oltre le ore 17 non è permessa), abbiamo anche visitato uno dei due "Reparti Pedriatici" - di fatto due baracche di legno totalmente prive di misure igieniche e di attrezzature sanitarie - (a parte un obsoleto microscopio e un barattolone di aspirine!!), ricognizione in parte documentata dalle fotografie che ci hanno permesso di fare.

La situazione dei rifugiati non è più considerata formalmente "emergenza", bensì una "operazione protratta di assistenza e recupero", in pratica la realtà nei campi è drammatica.
Questa massa di persone, tenuta per anni in condizione di improduttività e di assistenza totale, sganciata dal territorio su cui si trova, diventa dipendente in tutto dall’aiuto esterno. Nei campi non si lavora, si sopravvive e si fanno le code per le distribuzioni dei generi di prima necessità.

La miseria del rifugiato non è solo l’insufficienza delle risorse, ma è anche l’esclusione dalla vita economica e sociale. Quando le persone non possono più essere utili per lo sviluppo comune, perdono la speranza e con essa la voglia di vivere.

All’interno di questo campo abbiamo conosciutol’unico prete cattolico, anch’egli profugo congolese, che non ha cercato rifugio nella sua Istituzione come mezzo per uscire da questa condizione.
Padre Jean Marie Alimasi è rimasto per aiutare la sua gente ed ha creato un punto di incontro (in realtà un recinto di legno con tetto di paglia) all’interno del quale riunirsi e parlare dei problemi quotidiani cercando di trovare soluzioni comuni e fattibili.

Per soddisfare i bisogni primari di sussistenza è stata creato il gruppo "UWAWA" acronimo in lingua SWAHILI che tradotto sta per "associazione degli agricoltori e allevatori").
Il progetto consiste nell’accordare un prestito di 120 dollari (meno di 100 euro) a nucleo familiare per l’affitto di una superficie di terreno – da agricoltori tanzaniani - per il periodo che va sino al primo raccolto di mais. Vendendo il mais prodotto si può rimborsare il prestito e avere un piccolo capitale da reinvestire nel nuovo ciclo produttivo.
Si può ottenere il prestito anche per acquistare animali domestici da allevamento (galline, papere, capre), vendere gli animali adulti, rimborsare il prestito, reinvestire l’utile e ricominciare di nuovo.